venerdì 27 novembre 2015

PONTE O IMPIANTO?
Implantologia... una soluzione vincente!

Oggi esiste una alternativa al classico ponte che si ancora ai due denti sani vicini a quello da sostituire, ed è l’impianto endosseo.
La scelta è fatta su basi mediche, ma possono avere il loro peso anche considerazioni relative al costo.
Oltre i costi economici - precisa il Dott. Giacomobello - bisogna considerare anche i costi biologici, per esempio se dobbiamo sostituire un dente solo, con un ponte andremo comunque a toccarne altri due sani. In linea generale per la sostituzione di un solo dente ritengo sia preferibile un impianto. Il limite alla praticabilità di questo intervento è dato dall’osso a seconda della sua quantità e qualità che però può essere anche aumentata e rinforzata con apposite tecniche chirurgiche. Si può dire che l’avvento dell’ impianto endosseo e i progressi della chirurgia, oggi ci consentono di allontanare definitivamente lo spettro della dentiera.
                                                                            caso 107

1. elemento 3.6 non protesizzabile per frattura

                                               2. foro pilota interradicolare

                                                3. post estrattivo immediato
           
                                               4. guarigione a 3 mesi

                                                5. fase protesica

                                                 6. controllo ad 1 anno


mercoledì 14 gennaio 2015

QUALI E QUANTE CURE ODONTOIATRICHE SI POSSONO EFFETTUARE IN GRAVIDANZA

Oggi una donna è soggetta a più controlli, ma in gravidanza avvengono mutamenti fisiologici che mettono a rischio la salute dei denti. E il timore più diffuso è che le cure possano interferire con la gestazione.

Un tempo c’era un detto: ogni figlio un dente in meno. Ma era l’epoca in cui le cure dentarie erano scarse e inadeguate e molte mamme in attesa non potevano contare su una alimentazione sufficientemente ricca di proteine e minerali che assicurassero il benessere dei denti. Non esisteva la profilassi al fluoro e nemmeno si praticavano le sedute di pulizia professionale. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate e sono molte le donne con uno o più figli che possono contare su una dentatura sana e su un bellissimo sorriso. Però, è vero, nove mesi sono lunghi e può sempre capitare una piccola carie o un dente del giudizio che comincia a farsi sentire proprio in quel periodo.


GRAVIDANZA ATTENZIONE ALLE GENGIVITI
La gravidanza stessa è un periodo abbastanza a rischio per i problemi a carico di denti e gengive. Durante i nove mesi, infatti aumentano di anche 30 volte i livelli di estradiolo e progesterone, i quali sembra favoriscono la crescita di alcuni batteri, responsabili di infiammazione gengivali, come la Prevotella Intermedia. L’incremento dei livelli di progesterone e di estradiolo determina inoltre un aumento dell’infiammazione a livello della mucosa orale e gengivale; anche la salivazione è più intensa e aumenta la sensibilità dei denti. Inoltre, l’elevato livello di estrogeni aumenta la permeabilità vascolare, con conseguente ispessimento delle mucose e maggiore tendenza alla ritenzione idrica, a loro volta causa della variazione del colore delle gengive, da rosa a rosso scuro e tendenza al sanguinamento. Per questo motivo, nel 60-75% delle gestanti, la gravidanza si accompagna alla tipica gengivite gravidica, caratterizzata da arrossamento, edema e sanguinamento. La gengivite gravidica può presentarsi già nel primo trimestre di gravidanza e in genere si risolve spontaneamente tre mesi dopo il parto. Tale situazione può in alcuni casi determinare anche recessioni gengivali, aumento della mobilità dentale e piccole formazioni gengivali quali i granulomi piogenici o epulidi gravidiche.
Infine, vi sono altre condizioni fisiche e psicologiche legate alla gravidanza, quali il vomito, i rigurgiti acidi e la tendenza a mangiare fuori pasto che possono favorire la comparsa di problemi orali.


CURARE I DENTI PER IMPEDIARE IL PARTO PREMATUTO 
Oltre a tutto ciò, negli ultimi anni è stata rilevata una maggiore incidenza di parti prematuri in donne che soffrono di problemi gengivali durante la gravidanza. Secondo gli esperti, a causa di disturbi gengivali acuti vengano rilasciate in circolo elevate concentrazioni di prostaglandine, sostanze con attività biologica pro-infiammatoria le quali tra l’altro favoriscono anche il travaglio. In tali casi, sembrerebbe che la pulizia delle gengive e delle radici prima della 35esima settimana di gravidanza riduca tale rischio. Per tutte queste ragioni risulta fondamentale per la gestante curare con maggiore attenzione la propria igiene orale. In particolare la gengivite può rendere lo spazzolamento dei denti fastidioso e scoraggiare la paziente ad effettuare correttamente le manovre di igiene orale. Il maggiore accumulo di placca crea un circolo vizioso a detrimento della salute gengivale. È quindi importante sottoporsi ai controlli con maggiore frequenza in base anche alle condizioni fisiologiche dei diversi momenti della gravidanza.



I CONTROLLI, TRIMESTRE PER TRIMESTRE
Se si ha intenzione di dare inizio alla gravidanza, ma non si è ancora in attesa, è senz’altro consigliabile una visita approfondita dal proprio odontoiatra per una pulizia e per escludere la presenza di processi cariogeni, di ascessi o di denti del giudizio che necessitano di cure. Qualsiasi trattamento, se possibile, andrebbe effettuato prima di iniziare la gravidanza. Se, invece, si aspetta già un bambino, è necessario pulire accuratamente tutti i giorni i denti con spazzolino di media durezza, dentifricio al fluoro e usare regolarmente filo interdentale e scovolino. Poi, ci sono controlli specifici per i vari trimestri. Nel primo, è bene effettuare una visita di controllo odontoiatrica e continuare a seguire una scrupolosa igiene orale domiciliare. Andrebbero evitati i farmaci e soprattutto le radiografie. Un’alimentazione equilibrata che comprenda vitamine A, B, C, PP, Ferro, sali minerali è necessaria per evitare carenze vitaminiche, possibile causa di gengiviti.
Nel secondo trimestre si può senz’altro eseguire la pulizia dei denti professionale dall’igienista e sottoporsi se necessario a terapia semplici, ossia a sedute brevi per carie non troppo profonde. Si possono assumere farmaci eventualmente necessari solo su prescrizione del dentista in accordo con il ginecologo.
Nel terzo trimestre, infine, si possono eseguire terapie solo se strettamente necessarie, per esempio in caso di dolore intenso o di rischio di infezione, posticipando le cure meno urgenti al termine della gravidanza. Dopo il parto eseguire nuovamente il controllo dal dentista e una seduta di igiene orale professionale.



CARIE AI DENTI: le cause e come si formano

La carie è una patologia a tutti gli effetti. Si può definire la carie come una malattia infettiva che colpisce i tessuti duri del dente, cioè smalto e dentina. Origina dalla superficie dei denti, può arrivare in profondità fino alla polpa dentale e si presenta sotto forma di lesione cavitata.
La carie si forma in seguito all'azione dei batteri, normalmente presenti all'interno del cavo orale, accumulati nella placca batterica. La placca aderisce tenacemente allo smalto dei denti e per questo è importante rimuoverla quotidianamente in modo meccanico, cioè spazzolando i denti.
Quando i batteri raggiungono la polpa (non è detto che sia la cavità a raggiungere la cavità pulpare, ma è possibile che i batteri infettino la polpa passando attraverso i tubuli della dentina) si hanno i primi sintomi dolorosi.

CAUSE DELLA CARIE
I batteri creano un ambiente acido, che consuma lo smalto, nutrendosi di carboidrati. L'assunzione frequente di carboidrati infatti rappresenta uno dei principali fattori causanti la carie, specialmente per cibi che rimangono facilmente incastrati tra i denti come caramelle, biscotti, patatine etc.
Altri fattori che influiscono sull'insorgenza di carie sono legati all'anatomia e fisiologia personali: la salivazione e la forma dei denti. La saliva è un importante agente antibatterico e di detersione, quindi una scarsa salivazione può favorire lo sviluppo di carie. Allo stesso modo un'anatomia dei denti con solchi profondi può essere un fattore predisponente per la carie.
La carie non ha quindi una sola causa, ma tutti questi fattori concorrono insieme alla sua formazione, perciò si definisce la carie come una patologia ad origine multifattoriale.
Si consiglia di curare le carie quando sono ancora ad un primo stadio e quindi le lesioni cariose sono di piccola entità e ancora asintomatiche, ovvero non si presentano dolori e sensibilità.